Colli Piacentini DOC Malvasia Dolce - Vino Frizzante Le Commedie

Vitigno: Malvasia

Zona di produzione: Colline dei comuni di Ziano Piacentino e Pianello Val Tidone.

Vendemmia: 2013

Grado alcolico: 7% vol

Caratteristiche organolettiche
Visive: vino dolce frizzante dal colore giallo paglierino con riflessi dorati;
Olfattive: al naso fresco e gradevole presenta intensi sentori di frutta gialla;
Gustative: bocca è delicato, armonico, persistente.

Abbinamenti: vino da dessert, ottimo abbinato a crostate e pasticceria secca.

Temperatura di servizio: 6-8°C

Curiosità: Quando parliamo di Malvasia, a Piacenza, parliamo di Malvasia di Candia Aromatica, questo è certo, ma forse solo questo. Perché di sicuro tutta la Malvasia coltivata a Piacenza (e presente, in ben minori quantità, anche nelle provincie di Parma, Reggio Emilia e Pavia) appartiene a una delle diciassette varietà italiane iscritte col nome di Malvasia nel Registro Nazionale delle Varietà, cioè la Malvasia di Candia Aromatica: ma tutto il resto, la storia e soprattutto l’anima del vitigno, è ancora poco conosciuto.
Diciassette varietà? Come mai così tante? Già nell’antichità venivano prodotti in Grecia dei vini, il più delle volte bianchi, provenienti da grappoli di tanti differenti vitigni con un unico punto comune: il loro appassimento al sole. La mescolanza più o meno casuale di tante uve diverse tra loro era del resto l’uso più frequente, sino a non molti decenni fa, nella produzione di vino. Questi vini, provenienti dal Peloponneso, da Rodi e soprattutto da Creta, venivano denominati, per lo più vini Cretici, e a un certo punto del Medioevo il loro punto di raccolta e di partenza per l’esportazione divenne il porto di Monemvasia, città ancora oggi esistente nel Peloponneso.
Da qui partivano le navi della Repubblica di Venezia, la quale trasportava e vendeva il vino Cretico in tutto il Mediterraneo e nell’Europa del Nord, soprattutto dopo averne ottenuto nel 1248 la licenza esclusiva per il commercio. Tanto crebbe la fama della Malvasia, che attorno al 1500 e nei due secoli successivi, divenne il vino più famoso d’Europa. E tanto legata ad esso era la città di Monemvasia, che dopo il 1200 cominciò ad identificare con il suo nome il vino, un vino dolce aromatico. Il nome, storpiato dai Veneziani, divenne prima Malvagia e poi Malvasia: tant’è vero che a Venezia esisteva il fondaco della Malvasia e c’erano molte osterie che vendevano solo questo vino e che da esso prendevano il nome. La Repubblica di Venezia aveva quindi nell’esportazione della Malvasia una fonte non piccola del proprio bilancio, e per far fronte alla grande richiesta di questo vino di gran moda ne incrementò la produzione e la concentrò nell’isola di Creta. Nel 1463 prese possesso di Monemvasia, ma quando nel 1540 i Turchi occuparono Creta, per non perdere quello che oggi chiameremmo un "ricco business", la Repubblica di Venezia favorì l’introduzione in alcune zone dei vari vitigni che, assemblati, davano il Malvasia, specie lungo le rotte navali che portavano alla città di San Marco. E favorì contestualmente la produzione di un vino con la medesima tecnica di vinificazione.

Fu così che si incominciò la produzione di Malvasia anche al di fuori della Repubblica di Venezia: in tante isole greche, in Dalmazia, nel Sud della Francia, in Spagna, in Portogallo, e in tutte le regioni italiane.
In un’epoca in cui la parola denominazione di origine controllata era completamente sconosciuta, così come il sistema di pensiero che ne è alla base, bastava produrre un vino non dico proveniente da alcune delle uve tipiche del Malvasia, ma soltanto simile ad esso per l’appassimento dei grappoli, per la vinificazione e per le caratteristiche organolettiche, per chiamarlo con lo stesso nome. Questo quadro spiega perché si sia potuta creare l’odierna confusione per cui in Italia, principale paese produttore di uve Malvasia, sotto lo stesso ombrello semantico possano stare un’uva dal sapore neutro come la Malvasia Lunga o Malvasia del Chianti, un’uva che dà un vino dagli aromi piuttosto erbacei come la Malvasia Istriana, un’uva quasi neutra talora appena lievemente aromatica come la Malvasia del Lazio o Puntinata, un’uva dalle sicure origini greche sì ma risalenti ai coloni di più di 500 anni avanti Cristo come la Malvasia di Lipari, uve rosse aromatiche come la Malvasia di Casorzo e la Malvasia di Schierano, uve rosse dal sapore semplice come le Malvasie di Lecce, di Brindisi e della Basilicata, e soprattutto un’uva come la Malvasia di Candia Aromatica, dall’aromaticità esplosiva, imparentabile, come intensità e fragranza, solo a quella del Moscato. Un insieme di vitigni diversi tra loro, che hanno in comune solo il nome e la probabile origine geografica.

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